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la cucina e i suoi prodotti tipici

 
Cipolla rossa di Tropea  
   

Non ustiona, ma fa piangere se tagliata con il coltello (il fenomeno è dovuto ad una sostanza che si chiama alliinasi), l’ altro vegetale pilastro della tradizione regionale, vale a dire la cipolla rossa di Tropea che si coltiva nelle campagne dell’ omonima cittadina e in tutto il Capo Vaticano, laddove i terreni hanno caratteristiche peculiari. Sembra che in questo estremo lembo dell’ Italia continentale la cipolla sia approdata molti secoli fa portata dai Fenici. Ricca di vitamina C, importante per la diuresi e per combattere l’ ipertensione , la cipolla di Troppa ha un caratteristico colore rosso violaceo all’ esterno che degrada, tunica dopo tunica fino al cuore bianco. Ha un sapore molto più dolce di tutte le altre: viene messa in commercio con la caratteristica treccia dove le cipolle risiedono annodate le une con le altre.

La nduja di Spilinga  

La nduja è un insaccato prodotto con le parti grasse del suino (lardo, guanciale e pancetta ) con l’aggiunta di peperoncino piccante e sale, successivamente affumicato e stagionato all’interno del budello del maiale. Viene preparato artigianalmente nei mesi invernali, quando è di consuetudine per gli spilingesi macellare il maiale. 

Il prodotto, ha una consistenza cremosa, un sapore decisamente piccante ed un profumo molto caratteristico, intenso e naturale; decisamente diverso rispetto agli altri insaccati.

La qualità della carne utilizzata influisce notevolmente sulle caratteristiche finali del prodotto. Generalmente viene utilizzata carne di maiali allevati localmente secondo le antiche tecniche di alimentazione. Anche il peperoncino utilizzato assume un ruolo fondamentale nella preparazione della nduja; normalmente viene impiegato il peperoncino coltivato anch’esso nell’area tipica di produzione (Altopiano del Poro).

Il crescente successo che riscuote questo salume è legato sia all’immagine di prodotto sano, le cui origini sono inscindibili dal territorio da cui proviene, e sia dal fatto che si identifica con i sapori “forti” della tradizione gastronomica calabrese.  E’, soprattutto grazie al particolare clima di Spilinga, infatti, che la nduja raggiunge la sua maturazione ottimale, garantendole quella genuinità e prelibatezza, capace di conquistare ogni palato.

C'è un intero mondo fatto di saperi, tradizioni, sapori, prodotti tipici, legami col territorio, che fanno della "nduja di Spilinga" un prodotto tipico unico e di qualità.

  

Marchio di qualità

 

Nell’ambito delle iniziative locali, gli operatori dell’aria del Monte Poro stanno portando avanti insieme all’Associazione Provinciale agricoltori, l’iniziativa di redigere il disciplinare di produzione, al fine del riconoscimento di un "Marchio di Qualità".

Lo scopo è quello di vincolare la dizione della ‘nduja  di Spilinga, ad un prodotto realizzato nel rispetto dell’apposito disciplinare di produzione, nel quale risultino individuate e rigidamente definite le materie prime utilizzabili, nonché tutte le fasi della trasformazione. Tale disciplinare, se da un lato vincola i produttori al rispetto di una serie di norme produttive, dall’altro è finalizzato alla limitazione dei rischi di contraffazione che potrebbero danneggiare l’immagine del prodotto.

Si tratta di una questione sostanziale nel caso della ‘nduja, soprattutto perché ci troviamo in presenza di un prodotto composto, ottenuto dal mescolamento di materie prime difficilmente individuabili una volta manipolate.

Un prodotto contraffatto riuscirebbe ad imporsi sul mercato con facilità,  perché realizzato con costi di produzione più bassi a discapito della qualità dello stesso

 

 

Il peperoncino

Piccante. E’ la principale caratteristica del peperoncino, icona grastronomica della cucina calabrese, terra dove questa spezia è largamente usata da tempo immemore per insaporire moltissimi cibi.

Il peperoncino chiamato “agi” dagli indigeni fu una delle primissime spezie che Colombo importò dalle Americhe già nel suo primo viaggio. Non a caso venne chiamato per molto tempo pepe delle Indie. Ricco di vitamina A, C, CC, E, K, PP sali minerali, il peperoncino contiene anche la capsaicina, un potente alcaloide che produce sulla lingua una sensazione bruciante, misurata in SU (Scoville Unit, unità di misura messa a punto dal ricercatore Wilbur Scoville). Si va da 5 mila SU per il normale peperoncino, a quasi 20 mila di quello calabrese. La capsaicina non è solubile in acqua pertanto se siete poco avvezzi alle specialità calabresi e il vostro palato viene aggredito, mangiate piuttosto pane o qualcosa di dolce o grasso (zucchero e olio lo neutralizzano), oppure bevete qualcosa che contenga alcool. Una delle più famose specialità fatte con il peperoncino è la nduja che è più che un salume, un condimento prodotto in particolare a Spilinga in provincia di Vibo Valentia