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FOLKLORE IN CALABRIA

Le tradizioni e il folklore

Le tradizioni popolari e il folklore rappresentano per la Calabria un'incommensurabile ricchezza a testimonianza del suo grande passato. Fastosi i costumi femminili nei centri di lingua albanese; austeri ed essenziali, ma anche unici, quelli dei paesi montani. Fortissima è in Calabria la tradizione religiosa. Nel periodo pasquale e in quello natalizio, da secoli, si tramandano riti, manifestazioni e rappresentazioni di grande partecipazione popolare. Anche il Carnevale ha i suoi riti i quali se non sono vere e proprie recite su antichi testi teatrali, costituiscono l'occasione per liberare la fantasia e l'estro degli attori. Struggenti le manifestazioni folkloristiche nei paesi di origine albanese. Qui le rappresentazioni hanno come motivo conduttore il rimpianto per la patria perduta e la magnificazione di Scanderbeg, eroe nazionale degli arbereshe. Numerosissime le sagre dei prodotti tipici, tra i quali ad esempio quelle dei funghi e delle castagne, la mietitura, la vendemmia ecc. Si tratta comunque, sempre, di manifestazioni corali i cui protagonisti sono i sentimenti, le tradizioni e le radici culturali di tutto il popolo.

 

CARNEVALE IN CALABRIA

Piu' che altrove, in Calabria, il Carnevale, e' la festa della burla e dell'allegria. In essa si colgono antiche motivazioni libertarie che si mescolano con la proverbiale e bonaria salacità del popolo calabrese. II Carnevale si svolge in tre giorni-chiave, il giovedi' grasso, la domenica e il martedì di Carnevale. Questi stessi giorni, attualmente, costituiscono ancora, in ricordo dei luculliani banchetti di un tempo, I'occasione, specie nei paesi di montagna, per affollate riunioni di famiglia e di amici intorno ad una tavola riccamente imbandita per gustare la carne di maiale appena macellato, cotta in mille modi e annaffiata da un buon vino rosso locale. Piccoli e grandi centri, a sera, poi, sono, ancora, palcoscenico per maschere improvvisate. La "mascherata" quasi sempre rispetta una regola ben ferma nella tradizione: il maschio ha vestiti femminili, la donna quelli maschili. In alcune comunità vi è ancora l'uso delle farse popolari su antichi canovacci della Commedia delI'Arte. Carnevale, in queste farse è, invariabilmente, un ammalato in agonia, attorno al quale ruotano frotte di dottori tanto indaffarati quanto ridicoli e inconcludenti. Alla morte di Carnevale segue il funerale, un rito grottesco che si chiude con un grande rogo al quale prende parte tutta la popolazione. La Calabria ha una unica maschera carnevalesca risalente al sei-settecento ed è Giangurgolo. Di essa si interessò anche Benedetto Croce. Giangurgolo è una maschera, a suo modo, "colta" e, perciò, poco presente nelle manifestazioni popolari.

 

LA FESTIVITÀ E LE CELEBRAZIONI
Festività e celebrazioni, in Calabria, sono appuntamenti di popolo che si tramandano da generazione in generazione. Esse rappresentano l"'humus" culturale religioso e profano nel quale si sono radicati, stratificandosi ed evolvendosi, riti e manifestazioni di origine ellenica, bizantina, francese e spagnola. In questo intreccio parte, tutt'altro che secondaria, hanno le influenze di origine albanese proprio per la mirabile reviviscenza culturale e linguistica che, anche in fatto di riti celebrativi, gli arbereshe di Calabria hanno saputo attuare nel corso degli ultimi decenni. Non è possibile qui tracciare, sia pure per brevi linee, un calendario dei riti e delle feste. Sarebbe lunghissimo e, in ogni caso, non sarebbe esaustivo. Basti pensare che ciascuno dei comuni della Calabria, e a volte anche piccole frazioni di municipalità, ogni anno, celebrano il giorno del Santo Patrono con grandi feste popolari che per molti emigrati rappresentano l'occasione per un breve soggiorno nel paese natìo. Numerosissimi, inoltre, i centri grandi e piccoli, sia della Calabria costiera che di quella montana, che dedicano un giorno di festività in onore della Madonna eletta a protettrice di molte comunità. Questa miriade di feste e di celebrazioni, rese ancora più uniche dalle specifiche connotazioni assunte dagli addobbi, dalle luminarie, dalle fiere di paese, dai fuochi d'artificio che ne costituiscono la cornice, può essere incasellata in un arco temporale annuo caratterizzato da tre ricorrenze principali: il Carnevale, la Settimana Santa (la Pasqua) e la Natività. A tali ricorrenze, infine, si intrecciano le feste delle comunità albanesi e grecaniche.

 

LA SETTIMANA SANTA

Le rappresentazioni della Pasqua hanno espressioni corali e drammatiche. Si tratta di veri e propri raduni di popolo in cui ciascun rione della municipalità assume ruoli resi congeniali dalle stesse tradizioni. A Catanzaro, da tempo immemorabile, nel venerdì sera che precede la Pasqua, si svolge, lungo il corso cittadino, la "naca", una rappresentazione in costumi dell'epoca che, tra la commozione collettiva, rievoca il doloroso cammino compiuto da Gesù prima di essere crocefisso. Ma innumerevoli, in tutta la Calabria, sono le celebrazioni in ricordo del calvario di Gesu'. Drammatico e impressionante, sopravvissuto nei secoli, il rito dei " Vattienti" (i flagellanti) a Nocera Terinese (Lamezia Terme). Si svolge il Sabato santo: gruppi di penitenti, tributari di una grazia ricevuta, con il capo cinto da una corona di spine, si battono le carni con aculei di vetro applicati ad un tappo incerato, detto "cardo". Struggenti per il clima di commozione collettiva infine, le varie "affruntata" o "cunfrunta", ovvero l'incontro, nella domenica di Resurrezione, tra la Madonna, incredula all'annuncio di Giovanni che Gesù è resuscitato, e il Cristo Risorto